Tradurre non è un hobby

A volte mi capita di leggere o sentire parlare di traduzione e traduttori in termini romantici o mediante stereotipi e frasi fatte. Tutto molto romantico, ma lontano dalla realtà e un’immagine che rischia anche di nuocere alla professione.

Perché la traduzione è appunto una professione. Un traduttore non ha nulla da invidiare a medici, avvocati e altri professionisti. Non certo per gli studi e l’aggiornamento continuo necessari per avere successo e rimanere a galla nel mercato competitivo di oggi. Non certo per gli standard rigorosi professionali e la riservatezza che occorre osservare per far parte delle organizzazioni di categoria ed essere presi sul serio da colleghi e clienti. Non certo per lo spirito imprenditoriale e le capacità di networking necessari per far crescere l’attività. E certamente non per la capacità di lavorare in base a standard elevati e richiedere il giusto prezzo per il proprio lavoro.

Quindi la traduzione non è anche un’arte? In parte lo è. Nella misura in cui per arte intendiamo talento, e ben sapendo quanto difficile sia coltivarlo. Come ho scritto qui, credo che anche le traduzioni di carattere più tecnico includano una parte di creatività, esattamente come la scrittura. Dopo tutto, fu Marguerite Yourcenar ad affermare che “tradurre significa scrivere”. Sapete quanto è difficile scrivere un testo che risulti semplice, chiaro ed efficace? Beh, ora pensate alla traduzione e raddoppiate gli sforzi.

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[photo credits: Photo by Rita Morais on Unsplash]

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L’autore del contributo
lauracattaneo.eu
Sono una consulente linguistica che si occupa di traduzione e revisione di marketing, creativa e legale. La mia esperienza mi consente di aiutare i clienti a promuovere società, marchi, servizi e prodotti sul mercato italiano ottenendo il massimo ritorno sull’investimento, in termini di immagine, brand engagement e ricavi. Contattami su LinkedIn e Twitter o visita il mio sito web lauracattaneo.eu